venerdì 27 agosto 2010

Dai buoni pasto al credito solidale

PUO ESISTERE UN SISTEMA DI CREDITO RISPETTOSO DELLA PERSONA E DEL CITTADINO

"L'unione fa la forza"

Le forme di autorganizzazione civile hanno avuto nel tempo grande importanza anche se quelle che hanno fatto notizia sono state soprattutto quelle cruente, le ribellioni di masse di diseredati oppure le rivoluzioni nelle quali una fascia sociale tenuta in scacco da una in posizione di dominio è riuscita a sovvertire l'ordine presente e passare al comando di popoli e nazioni.
Più modestamente esistono forme di autorganizzazione come i gruppi di acquisto solidale, che scelgono di sostenere produzioni di beni alternative a quelle dominanti, oppure cooperative sociali dove la solidarietà è condivisa per i motivi più vari, dalla assistenza ai malati alla consulenza sul credito.
La potenza della autorganizzazione può essere smisurata. Si pensi alla vittoria presidenziale di Barack Obama per la quale ha avuto un ruolo determinante l'impegno dei singoli sostenitori tramite Internet ma anche porta a porta.

Molti utilizzano i buoni pasto emessi da diverse società come fossero banconote e di fatto in molte occasioni funzionano come tali. Esiste un valore equivalente in moneta corrente, depositato e detenuto dalla società emettitrice del buono pasto, mentre circolano buoni che dovrebbero essere nominali ma che di fatto vengono scambiati spesso come fossero banconote al portatore.

Questa emissione di buoni porta vantaggi prima di tutto alla società che li emette, la quale in pratica raddoppia una parte della propria liquidità potendo tenere depositata la somma di banconote di valore equivalente a quello nominale dei buoni in circolazione anche per lunghi periodi, pur continuando la propria attività al massimo regime possibile. Ci sono vantaggi anche per l'utente del servizio di buoni pasto, cioè l'azienda che li ha acquistati e quelle che poi li ricevono in pagamento dei propri servizi. Finchè il buono pasto viene accettato come moneta di scambio, rimane in circolazione a vantaggio di tutti, incluso anche il consumatore finale che può usarlo per pranzo oppure per pagare la spesa in diversi esercizi commerciali.

Se cittadini e commercianti decidessero di creare qualcosa del genere in proprio, senza gestione dall'alto, e non solo certo per i pasti?

La autorganizzazione di gruppi di risparmio che accantonano del denaro (non lo cedono) per creare una cassa collettiva creando così un capitale reale come controvalore dei buoni emessi, è una strada praticabile?

Immaginiamo che un gruppo di negozianti si allei per accettare alle proprie casse dei buoni acquisto generati ed emessi dallo stesso gruppo. Ogni esercizio associato acquista una quantità di UNITA' DI SCAMBIO versando moneta legale in un conto bancario predisposto nel quale si crea un "fondo di investimento" utile agli stessi associati per le proprie necessità di credito che risulta in pratica autogestito secondo regole comuni decise tra i componenti.

Il gruppo avrebbe una barriera di protezione dalle crisi finanziarie e dalla trappola dell'usura. In caso di difficoltà di uno dei membri potrebbe scattare un meccanismo di microcredito o di garanzia su beni di proprietà evitando così di far scattare le regole ipotecarie o peggio, i pignoramenti.

I dettagli di una aggregazione come quella decreta qui a grandi linee potranno variare a seconda dei casi e delle scelte del gruppo che gestirà il meccanismo.

Con la volontà dei singoli e la forza del gruppo si potrà far circolare le UNITA' DI SCAMBIO in quantità importante creando un'isola protetta dalle crisi e dai pericoli del mondo del credito bancario.

Si tratta solo di iniziare a rischio zero e senza che nessuno debba esporsi finanziariamente.